L’Italia che lavora verde
Cresce l’occupazione “green” nel Paese. Gli ultimi dati del Rapporto GreenItaly 2024, curato da Unioncamere, Fondazione Symbola e Centro Studi Tagliacarne, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, mostrano che sono ormai 3,3 milioni i lavoratori impiegati in professioni legate alla sostenibilità ambientale. Si tratta del 13,8% del totale degli occupati, un incremento del 4,3% rispetto al 2023, pari a 135 mila nuovi posti. Dall’ingegneria solare alla gestione dei sistemi energetici rinnovabili, passando per urbanisti, tecnici ambientali e installatori di impianti fotovoltaici: la transizione ecologica sta ridisegnando il mercato del lavoro italiano.
Un Paese sempre più verde, ma a due velocità
L’espansione dei green jobs interessa quasi tutte le aree del Paese, con un primato per il Nord-Ovest, dove si concentra il 32,8% degli occupati “verdi”, seguito da Nord-Est (23,6%), Mezzogiorno (23,1%) e Centro (20,5%), unico territorio in lieve calo (-0,5%).
Negli ultimi sei anni oltre 578 mila imprese extra-agricole hanno investito in sostenibilità e innovazione ambientale. Tuttavia, il presidente di Unioncamere Andrea Prete avverte: «Il limite principale non è la volontà delle imprese, ma la disponibilità di professionisti qualificati. Le aziende faticano a reperire oltre la metà delle figure green richieste, e questo frena gli investimenti».
Le regioni e le città protagoniste della svolta
Sul fronte territoriale, la Lombardia guida la classifica con 102.730 imprese eco-investitrici, seguita da Veneto (54.970), Lazio (50.960), Campania (50.980) ed Emilia-Romagna (47.640). Se si guarda alle singole città, Roma è in testa con 39.020 aziende “verdi”, seguita da Milano (37.680) e Napoli (25.930). Ma in termini di incidenza sul tessuto produttivo locale, le più virtuose risultano Bolzano (50,1%), Bologna (47,6%) e Siracusa (46,2%). Il divario tra le diverse aree, sottolinea il rapporto, tende però ad aumentare rispetto alla media nazionale, segnalando la necessità di politiche più mirate e stabili a livello territoriale.
Riciclo e circular economy: Italia leader in Europa
Sul fronte ambientale, l’Italia conferma un ruolo di leader europeo dell’economia circolare. Nel 2023 il riciclo complessivo dei rifiuti – urbani e speciali – ha raggiunto il 92,6%, ben oltre la media UE del 60%. Risultati eccellenti anche nel riciclo degli imballaggi, che tocca il 76,7%, con dieci anni di anticipo sugli obiettivi europei fissati per il 2030. Le filiere più performanti sono quelle della carta (92,4%), dell’acciaio (86,4%) e del vetro (80,3%).
Le sfide aperte: burocrazia, energia e competenze
Nonostante i dati incoraggianti, il rapporto evidenzia ostacoli strutturali che rallentano la corsa verso la sostenibilità: burocrazia frammentata, iter autorizzativi incerti, incentivi discontinui e costi energetici elevati. A questi si aggiungono la carenza di capitale e infrastrutture per lo scale-up tecnologico, nonché gap di competenze e resistenze culturali ancora radicate, sia nel settore pubblico sia in quello privato. Particolarmente complessa la situazione dell’automotive, dove la transizione industriale verso l’elettrico è frenata da ritardi produttivi e infrastrutturali. Il confronto con la Cina, che domina la filiera globale delle batterie e delle tecnologie verdi, mette in luce la necessità di una strategia nazionale più coesa.
“GreenItaly”, un termometro della transizione
Nel suo intervento al lancio del rapporto, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha definito GreenItaly «uno strumento prezioso per accompagnare la transizione ecologica italiana». «Sta a noi – ha aggiunto – creare le condizioni perché le imprese green possano prosperare. I dati rincuorano: mostrano milioni di posti di lavoro qualificati, ben retribuiti e orientati al futuro. Sono la prova che la sostenibilità è anche una grande occasione economica per il Paese».







