L’analisi di Spencer Stuart fotografa la trasformazione della governance italiana: più efficienza, più equilibrio di genere e crescente integrazione dei temi ESG

La nuova stagione dei consigli di amministrazione

L’Italia delle grandi imprese entra in una fase di profondo rinnovamento della propria governance. Il Board Index 2025 di Spencer Stuart – società privata statunitense di consulenza aziendale – giunto alla trentesima edizione, offre un ritratto aggiornato delle prime 100 società italiane per capitalizzazione: consigli di amministrazione più compatti, più femminili e sempre più coinvolti nella strategia di sostenibilità.

Board più piccoli e accountability più forte

Il numero medio dei membri nei CdA si attesta a 10,8 componenti, in costante calo da dieci anni. Nei settori bancario e assicurativo restano strutture più ampie (12-16 membri), ma altrove prevale la scelta di board più essenziali — una tendenza che punta a migliorare efficienza, responsabilità e presidio sui temi strategici, inclusi i rischi e la sostenibilità. Le riunioni consiliari restano circa 11 l’anno, con un tasso di partecipazione del 96% e una durata media di 2 ore e 40 minuti, a conferma di un impegno stabile e di un confronto approfondito.

Donne sempre più presenti, ma ancora lontane dal vertice

Le donne occupano ormai il 43% dei posti nei consigli, e il 90% delle società rispetta pienamente l’equilibrio di genere previsto per legge. Tuttavia, la rappresentanza non si traduce ancora in leadership: solo 28 dei 248 ruoli apicali (presidenti, vice presidenti e amministratori delegati) sono ricoperti da donne, e soltanto 4 rivestono la carica di CEO. Le nuove consigliere provengono spesso da ambiti come consulenza strategica, diritto societario, revisione contabile o università — profili con forte competenza in governance, compliance e sostenibilità, ma ancora poco presenti nelle aree operative.

Competenze ESG in crescita, innovazione ancora indietro

La sostenibilità si consolida come terza competenza più diffusa tra i consiglieri (30%), preceduta da finanza (53%) e controllo e rischi (58%). Tuttavia, solo il 12% dei membri possiede competenze digitali o tecnologiche, un segnale che la traduzione della sostenibilità in leva di innovazione resta un punto debole. Il quadro migliora nelle nuove nomine, dove la sostenibilità compare nel 47% dei casi, e l’innovazione tecnologica sale al 14%.

Crescono i Comitati Sostenibilità e l’integrazione ESG

Le aziende italiane stanno strutturando la sostenibilità in modo più sistematico. In media, ogni società dispone di 3,4 comitati interni, per un totale di 341: di questi, 83 sono dedicati alla sostenibilità, in crescita rispetto ai 79 del 2023. I comitati ESG si riuniscono circa 7 volte l’anno e includono in prevalenza membri indipendenti con background manageriale. Le loro agende si ampliano, affrontando temi come transizione energetica, capitale umano, innovazione sociale, catene di fornitura e decarbonizzazione.

Remunerazioni legate agli obiettivi sostenibili

Secondo Spencer Stuart, la remunerazione media dei CEO nel 2025 è di 2,1 milioni di euro, leggermente in calo ma con una crescente quota variabile legata a indicatori ESG. Ben 67 società hanno collegato gli incentivi a obiettivi di sostenibilità: parità di genere, salute e sicurezza, engagement dei dipendenti e riduzione delle emissioni. Un passo concreto verso una governance dove strategia, performance e responsabilità sociale si intrecciano sempre più strettamente.