Belém, epicentro del clima globale

Nel cuore bollente dell’Amazzonia, tra afa tropicale e tensioni politiche, si è aperta la prima parte della Cop30, la Conferenza Onu sul clima ospitata a Belém (Brasile). Il vertice dei leader, che precede l’avvio dei negoziati tecnici del 10 novembre, ha già mostrato il suo volto più acceso: quello di una battaglia politica e morale contro il negazionismo climatico, rappresentato dal grande assente della conferenza, Donald Trump, tornato alla Casa Bianca e di nuovo al centro del dibattito globale. L’atmosfera, tra sale ancora in allestimento e un’organizzazione in affanno, non ha comunque spento i toni appassionati degli oltre 60 capi di Stato e 40 ministri riuniti per discutere di finanza climatica, tutela delle foreste, giovani e popoli indigeni.

Guterres: «Scommettere sui fossili è scommettere contro l’umanità»

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha aperto il summit con parole durissime. «Abbiamo superato la soglia di sicurezza climatica dei +1,5 gradi. È un fallimento morale e una negligenza mortale», ha dichiarato, sottolineando come i disastri che stanno colpendo il pianeta – uragani, inondazioni e siccità – siano “il prezzo della nostra inazione”. Guterres ha poi rivolto un attacco frontale ai sostenitori dei combustibili fossili, accusando i governi e le lobby di «spendere miliardi per ostacolare il progresso. Ogni dollaro versato nei sussidi ai fossili è un dollaro sottratto al futuro comune», ha ammonito. Un messaggio che suona come un diretto avvertimento alla nuova amministrazione americana.

Lula: «È tempo di prendere sul serio il clima»

Nella sua terra, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha provato a rilanciare il ruolo del Brasile come custode dell’Amazzonia e protagonista della transizione verde. «Questa Cop è quella della verità. Non possiamo più abbandonare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi», ha dichiarato, in un discorso dai toni fortemente simbolici. Pur tra le contraddizioni di un Paese ancora legato al petrolio e al cartello Opec+, Lula ha invocato un cambio di passo: «Se non agiamo ora, il pianeta si avvierà verso i +2,5 gradi entro il 2100, con perdite umane e materiali drammatiche». E ha puntato il dito contro le «forze estremiste che diffondono fake news per guadagno politico», alludendo alle posizioni negazioniste di Trump.

Cina e Italia: pragmatismo e leadership

Anche la Cina ha colto l’occasione per riaffermare la sua leadership nella battaglia climatica. Il vicepremier Ding Xuexiang ha chiesto «cooperazione e rimozione delle barriere commerciali» per tradurre gli impegni in azioni concrete, sottolineando la responsabilità dei Paesi industrializzati nel guidare la transizione. L’Italia, rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha invece invocato un approccio “pragmatico”, in grado di bilanciare transizione ecologica e tutela del lavoro. «Il Green Deal deve essere un’opportunità, non un problema», ha detto, ribadendo la linea del governo sull’uso dei biocarburanti e la necessità di piani realistici per le imprese.

Il Regno Unito e la voce del principe William: «L’unione può salvarci»

«Il consenso sul clima si è indebolito e va ricostruito», ha ammonito il premier britannico Keir Starmer, ricordando che senza un impegno collettivo il rischio è di nuove catastrofi globali. A chiudere la giornata, il principe William, erede della tradizione ambientalista del padre Carlo, ha lanciato un appello all’unità: «Quando ci uniamo dietro uno scopo condiviso, possiamo accelerare soluzioni che trascendono i confini. È l’unione, non la divisione, che può salvarci».

Un’Amazzonia simbolo del futuro

Belém, porta d’ingresso dell’Amazzonia, è il luogo-simbolo di questa Cop30: una regione dove la lotta alla deforestazione, la tutela delle comunità indigene e la finanza per la conservazione si intrecciano. È da qui che parte il messaggio più forte: la crisi climatica non è solo una questione ambientale, ma una sfida economica e morale che riguarda tutti. Come ha sintetizzato Guterres, «non possiamo scegliere tra sviluppo e sopravvivenza: dobbiamo costruire entrambi, insieme».