Con la chiusura anticipata dello sportello “Transizione 5.0” per esaurimento delle risorse, molte imprese italiane si sono ritrovate davanti al rischio di dover sospendere investimenti cruciali in efficienza energetica, digitalizzazione e ammodernamento produttivo. A colmare il vuoto lasciato dal programma nazionale sono ora le Regioni, che complessivamente stanno mettendo in campo quasi 200 milioni di euro per sostenere la modernizzazione delle filiere industriali. Una boccata d’ossigeno in un Paese dove il 44% degli edifici produttivi si colloca ancora in classe energetica F o G e solo il 14% raggiunge le prestazioni della classe A.

A offrire una fotografia completa delle nuove opportunità è Muffin, piattaforma di finanza agevolata che ha raccolto in un’unica mappa i principali strumenti attivi o in apertura. Dal quadro emerge un fermento particolarmente marcato in Veneto, dove la Regione ha attivato due linee d’intervento parallele: il Fondo Energia, con una dotazione di 31 milioni di euro, che favorisce la realizzazione di interventi di efficientamento su immobili e processi produttivi, e il Fondo Competitività, che mette a disposizione altri 40 milioni per sostenere progetti di innovazione e digitalizzazione. Le agevolazioni arrivano rispettivamente fino al 20% e al 30% della spesa ammissibile, segnando un doppio binario che integra transizione energetica e trasformazione tecnologica. Nel Mezzogiorno, la Sicilia si prepara a inaugurare il 16 dicembre il bando “Sicilia efficiente”, un pacchetto da 89,1 milioni di euro che finanzierà interventi di riqualificazione edilizia, nuovi impianti e sistemi per l’autoconsumo. I contributi potranno coprire fino al 60% dei costi e la misura si annuncia come una delle più competitive a livello nazionale, soprattutto per le imprese energivore. Anche la Sardegna si muove in questa direzione con una dotazione di 29 milioni e una scadenza fissata a giugno 2026: un arco temporale più ampio che permette alle aziende di programmare con calma interventi che vanno dalla riqualificazione energetica alla cogenerazione. In regime “de minimis”, il sostegno può arrivare fino alla copertura totale delle spese.

Nel Nord-Ovest, il Piemonte concentra oltre 2,5 milioni di euro su una platea mirata di beneficiari, le micro e piccole imprese artigiane e le aziende della filiera del legno: categorie che necessitano di nuove tecnologie, macchinari e software per mantenere la competitività. In un territorio più piccolo, ma altrettanto attivo, la Valle d’Aosta ha varato un fondo da 4 milioni destinato a interventi di riqualificazione profonda, con particolare attenzione all’involucro edilizio e al recupero di calore, due temi cruciali per le attività produttive in ambiente montano.

Tra le misure più articolate spicca infine il MiniPIA della Regione Puglia, un pacchetto da 40 milioni destinato non solo agli investimenti produttivi ma anche alla transizione digitale, alla formazione e all’efficienza energetica. Proprio quest’ultima componente prevede incentivi che possono arrivare al 65%, rendendo il programma uno dei più interessanti per le imprese che puntano a ridurre in modo significativo i consumi. Il vero nodo per le aziende, tuttavia, non è soltanto individuare il bando più adatto, ma riuscire a orientarsi all’interno di un quadro normativo e procedurale complesso. «Il contesto attuale richiede un approccio diverso: non basta trovare un bando, serve aiutare le imprese a realizzare concretamente i progetti», sottolinea Michele Bonelli, CEO di Muffin. La piattaforma ha costruito un modello che combina algoritmi di intelligenza artificiale per lo scouting delle opportunità con una rete di consulenti specializzati, in grado di seguire le aziende durante tutte le fasi delle pratiche. A questo si aggiunge il supporto finanziario di Muffin Finance, pensato per anticipare i contributi ed evitare che i tempi burocratici rallentino gli investimenti. In un momento in cui l’Italia è chiamata a colmare rapidamente il divario accumulato nel settore dell’efficienza energetica, la risposta delle Regioni si sta rivelando decisiva. La transizione, oggi più che mai, riparte dai territori: un mosaico di strumenti che, se ben utilizzati, può trasformare la burocrazia da ostacolo a leva di crescita reale.