Dall’Emilia-Romagna a Brescia, passando per i dati presentati alla Camera dei Deputati da AIEF e Alleanza Assicurazioni, l’attuazione della Legge n. 21/2024 rivela un’applicazione a macchia di leopardo e apre una riflessione su equità, sostenibilità e cittadinanza economica.
La legge Capitali
Con la Legge n. 21 del 5 marzo 2024, nota come Legge Capitali, l’alfabetizzazione finanziaria viene inserita in modo organico nei programmi di Educazione civica obbligatoria in tutte le scuole, dalla primaria alle superiori. L’ingresso strutturale dell’educazione finanziaria nel sistema scolastico italiano rappresenta una tappa fondamentale per raggiungere un obiettivo ambizioso: colmare un divario storico di competenze e formare cittadini in grado di orientarsi consapevolmente tra risparmio, investimenti, rischi finanziari e scelte economiche complesse, anche in chiave di sostenibilità. La riforma non introduce una nuova materia autonoma, ma colloca l’educazione finanziaria all’interno delle ore di Educazione civica, rafforzandone il carattere trasversale. L’articolo 25 della legge modifica la normativa del 2019, riconoscendo per la prima volta in modo esplicito il diritto al risparmio, all’investimento, all’educazione finanziaria e assicurativa e alla pianificazione previdenziale, con un riferimento anche all’uso delle tecnologie digitali e alle nuove forme di finanza sostenibile. L’insegnamento è affidato, dove presenti, ai docenti delle discipline giuridiche ed economiche, mentre negli altri casi è condiviso tra più insegnanti, per garantire un approccio interdisciplinare coerente con la complessità dei temi trattati. I programmi sono definiti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in collaborazione con Banca d’Italia, Consob, altre autorità di vigilanza e il Comitato Edufin, istituito con il compito di coordinare e promuovere iniziative di educazione finanziaria.
Un percorso didattico graduale e pratico
Il percorso è progettato come un continuum che accompagna gli studenti lungo tutto il ciclo scolastico. Già nella scuola dell’infanzia e primaria l’educazione finanziaria entra attraverso il gioco, introducendo concetti di scambio, risparmio e funzione del denaro. Nella scuola secondaria di primo grado l’attenzione si sposta sulla gestione del budget personale, sulla comparazione tra prodotti e strumenti di pagamento e sulla comprensione del ruolo di banche e assicurazioni. Ma è alle superiori che l’insegnamento assume un carattere più strutturato e orientato alla vita adulta, affrontando temi come inflazione, tassi di interesse, strumenti di investimento e risparmio, previdenza e rischio, con un’attenzione crescente alle implicazioni etiche e sociali delle scelte economiche. La metodologia privilegiata è di tipo pratico e laboratoriale, supportata da materiali multimediali e strumenti educativi capaci di rendere accessibili concetti complessi e stimolare la partecipazione attiva degli studenti.
Esperienze virtuose: Emilia-Romagna e Brescia
L’attuazione della legge sta avvenendo in modo non uniforme sul territorio nazionale. Un esempio sistemico proviene dall’Emilia-Romagna, dove un protocollo d’intesa tra Regione, Ufficio scolastico regionale e la Fondazione per l’Educazione finanziaria e al risparmio ha dato vita a iniziative formative e informative rivolte a scuole di ogni ordine e grado e ai percorsi di istruzione e formazione professionale. L’accordo mira a rafforzare la consapevolezza dei giovani sul valore del risparmio e sulla gestione delle risorse economiche, ma anche sulla capacità di valutare investimenti, servizi finanziari e soggetti operanti nel sistema, prevenendo fenomeni come l’indebitamento incontrollato, le truffe e le decisioni finanziarie azzardate. A Brescia, l’educazione finanziaria è entrata nelle scuole medie attraverso la sperimentazione del progetto Guberland, promosso da Guber Banca. Il progetto utilizza un gioco da tavolo cooperativo per rendere accessibili concetti come credito, investimento, rischio e sostenibilità. La novità sta anche nell’aspetto pedagogico: la scelta di uno strumento analogico, piuttosto che digitale, per favorire il confronto diretto e la collaborazione tra studenti e docenti, limitando il tempo davanti agli schermi. Dopo la fase pilota nelle prime scuole, l’obiettivo è estendere l’iniziativa su scala territoriale più ampia, in coerenza con l’obbligo introdotto dalla legge.
Primi risultati e disomogeneità
Il primo anno di applicazione della normativa ha fornito indicazioni importanti ma anche evidenziato criticità. Uno studio presentato nel giugno 2025 alla Camera dei Deputati durante l’evento “Educazione finanziaria a scuola. Facciamo il punto!”, promosso da Alleanza Assicurazioni e dall’Associazione Italiana Educatori Finanziari (AIEF), ha mostrato che solo circa la metà delle scuole ha avviato percorsi strutturati. Nel 50 per cento dei casi i contenuti sono stati inseriti nelle ore di Educazione civica, nel 40 per cento in altre discipline come matematica o diritto, mentre nel restante 10 per cento non è stata indicata una collocazione precisa. Il coinvolgimento degli studenti è però molto elevato, con una partecipazione attiva che raggiunge il 98 per cento, mentre le famiglie mostrano un interesse crescente verso temi ancora poco trattati in ambito domestico, considerando che solo il 23 per cento dei genitori dichiara di parlare regolarmente di denaro con i propri figli. Un’ulteriore analisi del Comitato Edufin, presentata il 5 dicembre 2025, conferma una maggiore diffusione dei percorsi nelle regioni del Nord e negli istituti tecnici, con un focus ancora limitato su previdenza e assicurazioni, a fronte di una prevalenza di concetti più basilari come la gestione del denaro e la comprensione del sistema finanziario.
Prospettive per una cultura finanziaria diffusa
La legge ha aperto una strada chiara, ma la sua piena efficacia dipenderà dalla capacità di trasformare l’obbligo normativo in un progetto educativo stabile e condiviso sull’intero territorio nazionale. Saranno necessari investimenti mirati nella formazione dei docenti, materiali didattici adeguati e un coordinamento più stretto tra scuole, istituzioni, enti di vigilanza e operatori del sistema finanziario, che dovranno incoraggiare l’attuazione della legge affinché ogni regione, dal Nord al Centro e al Sud, sia capillarmente coinvolta. Solo un approccio così strutturato potrà garantire che tutti gli studenti italiani, indipendentemente dal contesto geografico e socioeconomico di origine, abbiano accesso a percorsi di educazione finanziaria efficaci. In questo modo, l’alfabetizzazione finanziaria diventa non solo uno strumento di competenza individuale, ma anche un fattore di equità, partecipazione e cittadinanza responsabile.







