Dal 2029 la moneta pubblica europea sarà equiparata al contante. Garanzie di riservatezza per chi la utilizza e “dialogo” tra pubblico e privato
L’euro digitale sarà a tutti gli effetti denaro contante, una moneta della Banca Centrale Europea, pubblica e non privata, che garantirà lo stesso livello di riservatezza delle banconote nei pagamenti offline e una tutela elevata anche nelle transazioni online. L’obiettivo della Bce è coniugare la crescente digitalizzazione dei pagamenti con la necessità di preservare la moneta pubblica, mantenendo equilibrio e cooperazione con il sistema bancario e i principali operatori privati. Il progetto, che potrebbe diventare operativo entro il 2029, prevede un portafoglio digitale, attraverso i canali delle app o delle card, con limiti di giacenza per non incidere sui depositi bancari. Nei pagamenti online, le informazioni personali resteranno visibili solo agli intermediari, mentre l’anonimato sarà totale per le transazioni offline tra dispositivi in prossimità. La Bce punta così a difendere la sovranità monetaria europea di fronte alla crescita di circuiti globali come Visa, Mastercard, PayPal e Apple Pay, e invita le banche a sviluppare soluzioni private complementari, basate sulla stessa infrastruttura dell’euro digitale.
«Magari la cosa più efficiente è avere un unico binario dove possano correre insieme soluzioni pubbliche e private”, ha spiegato l’advisor del direttorato euro digitale Bce, Alessandro Giovannini, sottolineando la volontà di instaurare un dialogo costruttivo con il settore. Dietro l’accelerazione del progetto, anche la spinta internazionale: negli Stati Uniti l’amministrazione di Donald Trump promuove stablecoin garantite da titoli del Tesoro, mentre in Europa restano oltre dieci Paesi privi di sistemi di pagamento nazionali. L’euro digitale, dunque, non è più “una soluzione in cerca di un problema”, ma lo strumento con cui l’Europa vuole rispondere con decisione alla sfida della moneta digitale.








