La sostenibilità finanziaria non è più soltanto una questione di regole, metriche o compliance. Sempre più spesso è una questione di domanda. E a formularla con maggiore chiarezza sono le nuove generazioni, Millennials e Gen Z, che stanno ridefinendo il rapporto tra tecnologia, finanza e impatto sociale. È in questo spazio che si colloca il Fintech for Good (F4G), paradigma emergente che prova a tenere insieme innovazione digitale e obiettivi ambientali e sociali misurabili. Non è un caso che il tema sia finito al centro dell’ultimo lavoro di Banca d’Italia, “Sostenibilità e innovazione finanziaria: il ruolo emergente del Fintech for Good”, che riconosce ufficialmente l’F4G come una nuova frontiera dell’innovazione finanziaria. Non una semplice declinazione “verde” del fintech, ma un fenomeno economico e tecnico distinto, caratterizzato da intenzionalità d’impatto, addizionalità rispetto agli operatori tradizionali e necessità di misurazione dei risultati.

Il contesto di mercato è significativo: secondo le stime richiamate nel report, la finanza sostenibile globale ha raggiunto i 5,4 trilioni di dollari nel 2023 e potrebbe crescere a un ritmo medio annuo del 22% fino al 2032. Ma dietro questi numeri non ci sono solo politiche pubbliche e pressioni regolamentari. C’è un cambiamento strutturale nelle preferenze degli investitori, in particolare di quelli più giovani. Oltre la metà di Millennials e Gen Z gestisce attivamente i propri investimenti. Tra i nativi digitali, l’attenzione all’impatto ambientale e sociale delle scelte finanziarie è ormai prevalente: per la Gen Z, il rendimento non è più l’unico criterio, e spesso non è nemmeno il principale. È una generazione cresciuta tra crisi finanziarie, emergenza climatica e piattaforme digitali, che tende a percepire la finanza non come un fine, ma come uno strumento.

Questa domanda di “finanza con uno scopo” sta alimentando l’espansione del F4G. L’analisi di Bankitalia su centinaia di imprese fintech mostra come una quota crescente del settore stia sviluppando soluzioni orientate all’inclusione finanziaria, al supporto degli investimenti green, al monitoraggio dell’impatto ambientale e sociale. Digital banking, pagamenti e investimenti rappresentano oggi il cuore del fatturato F4G, con una diffusione che attraversa economie avanzate ed emergenti. Il settore, però, è tutt’altro che uniforme. Accanto alle realtà F4G by design, nate con una missione esplicitamente orientata all’impatto, convivono operatori F4G by product, spesso intermediari tradizionali che integrano soluzioni sostenibili per rispondere alle nuove aspettative del mercato. Una distinzione non solo semantica, ma cruciale in un settore in cui il rischio di greenwashing resta elevato e la linea tra innovazione autentica e adattamento opportunistico è sottile.

Le tecnologie abilitanti – dai big data all’intelligenza artificiale, fino alla blockchain – giocano un ruolo ambivalente. Da un lato, possono rafforzare trasparenza, tracciabilità e misurazione dell’impatto, rendendo più credibile la promessa del F4G. Dall’altro, pongono nuovi interrogativi, a partire dal trade-off tra innovazione e consumo energetico, che lo stesso report di Via Nazionale segnala come una delle sfide aperte. In Italia e in Europa il mercato è ancora in una fase di maturazione. I dati del Canale Fintech di Banca d’Italia indicano che nel primo semestre del 2024 circa il 15% dei progetti osservati rientrava nell’area F4G. Un segnale di interesse crescente, ma anche della distanza che separa il potenziale del progetto dalla sua piena realizzazione. A pesare sono la scarsità di dati quantitativi, l’assenza di standard condivisi e un livello di alfabetizzazione finanziaria che non sempre accompagna la rapidità dell’innovazione tecnologica.

Per questo, la riflessione sul Fintech for Good non può limitarsi al perimetro delle startup o delle soluzioni tecnologiche: chiama in causa il ruolo delle istituzioni, la necessità di un quadro normativo e di una tassonomia chiari, la collaborazione tra pubblico e privato, e soprattutto la capacità di distinguere l’impatto reale dalle narrazioni di facciata.