Crescita record, ma con effetti collaterali

I fondi ESG hanno registrato una crescita significativa negli ultimi anni, attirando più capitali rispetto agli strumenti tradizionali. Tuttavia, la loro strategia di disinvestimento dalle imprese più esposte ai rischi ambientali e sociali sta generando conseguenze inattese: riduzione del prezzo delle azioni, calo degli investimenti e minore spesa ambientale da parte delle aziende colpite.

Lo studio di Banca d’Italia

Questi effetti emergono dallo studio Sustainable finance regulation, funds’ portfolio reallocation and real effects (Quaderni di Economia e Finanza n. 948, luglio 2025), curato da Francesco Columba, Andrea Fabiani, Raffaele Gallo e Giorgio Meucci. La ricerca ha analizzato il comportamento dei fondi comuni azionari domiciliati in Francia, Germania, Italia, Spagna, Irlanda e Lussemburgo, con un patrimonio complessivo di 3,5 trilioni di euro al momento dell’entrata in vigore del Regolamento europeo Sfdr nel 2021.

La stretta dei fondi articolo 8

Con l’arrivo del regolamento Sfdr, i fondi articolo 8 hanno ridotto in media del 3,6% le partecipazioni in titoli con un rischio ESG elevato. La strategia si è basata soprattutto sull’esclusione delle imprese “brown”, considerate più esposte, senza un corrispondente aumento degli investimenti in aziende virtuose. I fondi articolo 9, già fortemente orientati alla sostenibilità, hanno invece mostrato variazioni più contenute.

Disinvestimenti indiscriminati

Il problema, secondo Banca d’Italia, è che i fondi articolo 8 hanno disinvestito in modo indiscriminato, senza distinguere tra le aziende ferme e quelle impegnate a ridurre le proprie emissioni. Questa scelta ha penalizzato le imprese più inquinanti, che hanno visto crollare i loro rendimenti azionari e ridursi la capacità di finanziare investimenti ambientali. Il risultato paradossale è un peggioramento degli indicatori di sostenibilità, incluso un aumento dell’intensità delle emissioni di CO₂.

Un monito per il futuro

La ricerca mette in guardia contro un approccio alla finanza sostenibile basato solo sull’esclusione. Penalizzare indistintamente le aziende “brown” rischia di scoraggiare proprio quelle che stanno provando a cambiare rotta. Secondo gli autori, la revisione della normativa europea sulla finanza sostenibile dovrebbe puntare a incentivare la transizione reale, anziché limitarsi a spostare capitali da un settore all’altro.