1,55 milioni di nuovi occupati grazie al programma Gol

Il programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Gol), finanziato dal Pnrr, ha già prodotto risultati concreti: 1,55 milioni di persone precedentemente disoccupate hanno trovato un lavoro, mentre complessivamente circa 4 milioni di cittadini, in gran parte giovani, donne e persone in condizioni fragili, sono stati presi in carico dai centri per l’impiego per ricevere formazione e accompagnamento verso l’occupazione. Partito a inizio 2022 e in scadenza a fine anno, il programma ha superato l’obiettivo iniziale di 3 milioni di beneficiari. Il ministero del Lavoro, guidato da Marina Calderone, punta ora a prorogarlo e rafforzarlo nei prossimi anni, rendendolo permanente grazie a risorse nazionali o ad altri fondi europei, a partire dal Fondo sociale europeo da 75 miliardi previsto fino al 2027.

Sfide ancora aperte: qualità e stabilità dell’occupazione

Nonostante i risultati positivi, il 62% dei partecipanti non ha ancora trovato un’occupazione stabile. Tra coloro che lavorano, il 43,3% ha un contratto a tempo indeterminato o un apprendistato, mentre il 48,3% è impiegato in condizioni precarie e l’8,4% svolge lavoro domestico, stage o altre forme di collaborazione. Le retribuzioni restano spesso molto basse, soprattutto per chi ha contratti non stabili. Tuttavia, il programma ha contribuito a far scendere il tasso di disoccupazione in Italia dall’8,8% di gennaio 2022 al 6,1% attuale. Nel Mezzogiorno, il tasso di occupazione nella fascia 15–64 anni ha raggiunto il 50,1% nel secondo trimestre di quest’anno, ai livelli più alti dal 2004, anche se il divario con il Nord del Paese resta significativo. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro rimane infatti più un problema territoriale che settoriale: dove i servizi per il lavoro dialogano efficacemente con le imprese e le parti sociali, la transizione occupazionale procede più rapidamente; dove il dialogo si interrompe, i tempi si allungano e gli esiti peggiorano.

Verso un Gol permanente e più efficace

La strategia del ministero del Lavoro punta ora a stabilizzare Gol come infrastruttura permanente, con un finanziamento pluriennale e standard minimi di servizio, assicurando che una quota delle risorse sia legata a esiti occupazionali sostenibili. L’obiettivo non è solo generare avviamenti al lavoro, ma garantire una tenuta occupazionale di 6–12 mesi e migliorare la qualità dei contratti. La formazione offerta ai partecipanti deve essere più coerente con le esigenze delle imprese e orientata a certificare competenze spendibili nel mercato, tenendo conto della stabilità dei posti, delle ore lavorate e della progressione retributiva. A questa linea si aggiunge l’attivazione di percorsi formativi basati sulla reale domanda delle aziende, con tempi certi tra la dichiarazione del fabbisogno e l’inserimento del candidato, e la creazione di corridoi prioritari per le professioni legate a settori strategici come l’efficienza e le reti energetiche, combinando aggiornamento professionale, tirocini extracurricolari e incentivi per chi assume al termine dei percorsi. Infine, il ministero sottolinea l’importanza dei dati: completare l’interoperabilità tra sistemi nazionali e regionali e alimentare un registro pubblico mensile che incroci prese in carico, competenze acquisite, posti disponibili e avviamenti aiuterà a premiare le amministrazioni più efficaci e a supportare quelle in ritardo.

Un bilancio e uno sguardo al futuro

Come osserva Vincenzo Caridi, capo dipartimento del ministero del Lavoro, il programma Gol ha dimostrato che l’Italia ha retto l’urto della pandemia e che gli interventi fin qui attuati hanno funzionato. La sfida futura sarà garantire qualità, stabilità e un maggiore allineamento tra domanda e offerta di lavoro, trasformando i risultati ottenuti grazie al Pnrr in benefici strutturali per l’intero mercato del lavoro italiano.