I costi ambientali (spesso nascosti) dell’apparato militare

Quando si parla di conflitti, l’attenzione ricade quasi sempre sulle vittime, sugli equilibri geopolitici e sui bilanci pubblici. Ma c’è un impatto meno visibile, e altrettanto devastante: quello ambientale. In un’intervista rilasciata a La7, Daniela Pometto, Head of Marketing & Communication di Etica SGR, ricorda che la guerra non è mai neutrale per il pianeta. Esplosioni, incendi, emissioni di carburanti militari, distruzione di infrastrutture, contaminazione del suolo e delle falde: ogni conflitto lascia cicatrici profonde sugli ecosistemi. E l’impronta ecologica del settore non si limita ai periodi di guerra: anche produzione, manutenzione e logistica delle armi generano impatti ambientali enormi, raramente contabilizzati nei protocolli internazionali sul clima.

Corsa agli armamenti: più spesa, meno sicurezza reale

Nel mondo la spesa militare cresce da anni, con molti Paesi che superano la soglia del 2% del PIL. Una dinamica che, secondo Pometto, sta alimentando una doppia distorsione: da un lato, la retorica della difesa come necessità strategica; dall’altro, l’evidenza che un mondo più armato non è automaticamente un mondo più sicuro. Inoltre, in un contesto di risorse pubbliche limitate, ogni euro destinato alle armi viene sottratto a istruzione, sanità, welfare e transizione ecologica. Settori che, al contrario, producono sicurezza duratura e benessere collettivo.

Mercati finanziari: guadagni di breve periodo, rischi di lungo periodo

Il comparto della difesa ha registrato forti rialzi negli ultimi 18 mesi, spinto dalla domanda globale. Ma, come sottolinea Pometto, questa crescita è congiunturale, non strutturale. Gli investimenti del settore riflettono tensioni geopolitiche temporanee e, nel lungo periodo, non sono sostenibili né dal punto di vista sociale né da quello ambientale.

L’approccio di Etica SGR: nessun compromesso sulle armi

Etica SGR mantiene una linea netta: i fondi della società non investono in alcuna forma di armamento, né convenzionale né controverso.
La strategia di investimento responsabile si estende anche al dialogo con le imprese per promuovere trasparenza, riduzione delle emissioni e gestione sostenibile delle filiere produttive. Un approccio che mette al centro i diritti umani e la coerenza tra ritorno finanziario e impatto sociale.

Il ruolo dei risparmiatori nella costruzione della pace

I cittadini hanno un potere enorme: indirizzare il proprio risparmio verso attività che generano valore condiviso.
Secondo Pometto, scegliere fondi sostenibili significa contribuire a un modello economico che favorisce pace, giustizia sociale e tutela dell’ambiente. La sostenibilità — ricorda — non è un costo, ma un investimento sul futuro. Al contrario, il riarmo alimenta instabilità, degrado ambientale e vulnerabilità economica.

Finanza etica come strumento di sicurezza reale

Investire in energia pulita, istruzione, salute e innovazione crea sicurezza vera: quella che migliora la qualità della vita, il benessere delle persone e la resilienza climatica.Solo così, conclude Pometto, «la finanza può dirsi davvero etica e diventare uno strumento di pace, non di distruzione».