L’intelligenza artificiale sta trasformando la sicurezza globale, dalla difesa alla cybersicurezza, creando nuove opportunità e rischi per governi e mercati finanziari. L’articolo di Roberta Amoruso per il Messaggero analizza come questo megatrend influenzi investimenti, tecnologie critiche e strategie di lungo periodo.
IA e sicurezza globale: la grande scommessa si gioca anche in borsa
Il contesto geopolitico e la crescita record della spesa militare trainano il settore: dalla cybersicurezza alla capacità di calcolo, dai semiconduttori specializzati ai cluster di cloud computing. Un’accelerazione senza freni
(Molto Economia – Il Messaggero, Roberta Amoruso)
Il megatrend è quel legame strettissimo che va dalla difesa allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. E allora partiamo dal primo ingrediente in questione. Il settore dei “defence funds” è diventato una componente cruciale dei mercati finanziari globali, trainato da un contesto geopolitico instabile e da una crescita record della spesa militare. Nel 2024, la spesa globale ha raggiunto i 2.720 miliardi di dollari, con un incremento del 9,4% rispetto all’anno precedente, il dato più alto dalla fine della Guerra Fredda, racconta la fotografia di Scope Ratings.
La grande scommessa non è solo l’orizzonte aperto dallo sviluppo della difesa globale in cui l’Europa deve cercare un ruolo.
Un aumento strutturale che, insieme al crescente interesse degli investitori, ha favorito lo sviluppo di prodotti finanziari specializzati in sicurezza e difesa, che in un Paese come la Germania hanno già raggiunto 13,3 miliardi di euro di patrimonio gestito in meno di due anni dal lancio dei primi strumenti con 20 fondi in campo quando nel 2023 non ce n’era nemmeno uno. Un’accelerazione senza precedenti. Del resto, la spesa militare mondiale cresce stabilmente, toccando livelli record e sostenendo la domanda di strumenti finanziari tematici. Lì dove tra i titoli più presenti nei portafogli emergono sei grandi player internazionali – BAE Systems, Leonardo, Rheinmetall, Rolls-Royce, Saab e Thales – che figurano nella top 10 di oltre la metà dei fondi difesa analizzati.
Non è un caso però se il più ampio dossier della sicurezza globale, che comprende capitoli come la cybersicurezza, la capacità di calcolo e i satelliti spaziali, grande protagonista dei mercati è legato a doppio filo con quello dell’intelligenza artificiale.
L’IA avrà un ruolo evidente nel guidare i sistemi d’arma, soprattutto di difesa, pilotati e autonomi. La cronaca quotidiana lo racconta bene. Ma comprende la gestione di vantaggi e rischi importanti, quella degli effetti distorsivi sulla governance, sia in sistemi autoritari, o nella bioetica (l’uso dell’IA per rivoluzionare la genomica), nella biotecnologia, nella cybersicurezza, nei sistemi nucleari e d’arma, ma anche nei sistemi finanziari e bancari. La probabilità di rischi sistemici a cascata, interconnessi è senza precedenti.
«L’aspetto più rilevante della rivoluzione IA riguarda la fredda e dura realtà della sicurezza nazionale», nella visione di Thomas Mucha, Geopolitical Strategist di Wellington Management. Pianificatori militari e decisori politici hanno paragonato il potenziale dirompente dell’IA all’avvento delle armi nucleari 80 anni fa. Un confronto che solleva una domanda cruciale: i governi e gli eserciti di tutto il mondo saranno in grado di gestire pacificamente una “lotta prometeica” per il controllo di questa tecnologia in rapida evoluzione? «Con poste in gioco così elevate e un contesto geopolitico così instabile, gli investitori potrebbero trarre vantaggio da una migliore comprensione della dimensione legata alla sicurezza nazionale dell’IA e delle sue potenziali implicazioni sugli investimenti nei mercati pubblici e privati», sottolinea l’esperto.
LA POSTA IN GIOCO
I governi di tutto il mondo sono consapevoli del potere trasformativo dell’IA e molti sono determinati a “vincere” la proverbiale corsa agli armamenti in questo campo. Le due maggiori economie del mondo, Usa e Cina, sono probabilmente al centro di questi sviluppi, un assetto che richiama alla mente la Guerra Fredda tra Stati Uniti e Russia nella seconda metà del XX secolo. Tuttavia, a differenza di allora, quando Washington e Mosca collaborarono per limitare la diffusione e i rischi delle armi nucleari, oggi le possibilità di cooperazione sull’IA tra Stati Uniti e Cina restano pericolosamente ridotte.
Data l’enormità della posta in gioco, è prevedibile che questi fattori legati alla sicurezza nazionale giocheranno un ruolo sproporzionato nel determinare vincitori e vinti nel panorama in rapida evoluzione dell’IA. Con implicazioni importanti anche per gli investitori. Non c’è priorità più alta che “vincere” nell’IA e di conseguenza sui variegati input necessari allo sviluppo dell’IA. Tra questi input rientrano semiconduttori avanzati e specializzati e i componenti critici per la loro produzione, cluster di cloud computing, supercomputer e fonti di dati di alta qualità. Con l’aumento della competizione e della domanda per queste componenti hardware e software, crescerà inevitabilmente anche la domanda di fonti energetiche in grado di alimentare questa rivoluzione.







