Il nuovo Esg Outlook di Crif fotografa un sistema produttivo e finanziario italiano sempre più orientato alla sostenibilità. Nel 2024, oltre il 70% delle grandi imprese italiane rientra nelle fasce più alte di adeguatezza ai criteri Esg, con un incremento di circa 24 punti percentuali rispetto all’anno precedente e una netta riduzione delle realtà con performance insufficienti. Il segnale è chiaro: la sostenibilità non è più un’integrazione accessoria, ma un elemento strutturale delle strategie aziendali.
Questo cambiamento è percepibile anche nel mondo del credito. Le banche stanno riallocando risorse verso le imprese meglio posizionate sul fronte Esg: circa il 76% dei finanziamenti destinati alle grandi aziende va oggi a realtà con un’elevata adeguatezza, in crescita di oltre 20 punti percentuali in un anno. Anche le Pmi mostrano un’evoluzione significativa: aumenta la quota di imprese con profili Esg solidi e cresce al 39% il peso dei finanziamenti a realtà classificate “Alto” o “Molto Alto”, rispetto a poco più di un quarto nel 2023. La sostenibilità, in altre parole, sta diventando un criterio operativo anche per l’allocazione del credito. Un ruolo decisivo nell’accelerare questo percorso è svolto dalla rendicontazione non finanziaria. Le aziende soggette alla Corporate Sustainability Reporting Directive presentano livelli medi di adeguatezza Esg nettamente superiori rispetto a quelle che non pubblicano un report di sostenibilità, con una presenza molto più contenuta nelle fasce a rischio. La trasparenza risulta quindi un indicatore chiave di maturità gestionale, oltre che un fattore che si associa a minori livelli di rischiosità.
Crif evidenzia infatti un legame diretto tra profilo Esg e probabilità di default. A parità di rating creditizio, la rischiosità cresce al diminuire dell’adeguatezza Esg e tra le imprese con score creditizio basso o medio-basso il tasso di default può aumentare fino al 70% passando da un profilo “Alto” a uno “Basso”. I finanziamenti destinati alle aziende più sostenibili mostrano tassi di insolvenza inferiori di oltre il 25% rispetto alla media del mercato, un dato che spinge il sistema finanziario a integrare l’Esg nei modelli di valutazione del rischio. Il miglioramento dei profili Esg attraversa la maggior parte dei settori italiani, anche se con velocità diverse. Itc, media, telecomunicazioni, meccanica strumentale e tessile si collocano tra i comparti più avanti nella transizione, grazie agli investimenti in tecnologie efficienti, digitalizzazione e innovazione sostenibile. All’opposto, agricoltura, alimentare, bevande e tabacco, mining e oil & gas restano in posizioni più critiche. Particolarmente complessa è la situazione dell’agricoltura, che non solo mantiene valori di adeguatezza più deboli ma mostra un peggioramento rispetto all’anno precedente, segno delle difficoltà nell’adottare pratiche realmente compatibili con gli obiettivi climatici.
Nel complesso, dalla fotografia dell’Esg Outlook emerge una convergenza sempre più evidente tra sostenibilità e solidità finanziaria. Le imprese che investono in modelli di business responsabili risultano più resilienti, meno rischiose e più attrattive per il credito. Le banche, a loro volta, orientano in modo strutturale i flussi finanziari verso chi dimostra di saper integrare l’Esg nei processi e nella governance. È un circolo virtuoso che sta ridisegnando gli equilibri competitivi, confermando come la sostenibilità sia diventata uno dei principali driver del futuro industriale italiano.







