Gestire la domanda interna e costruire un’offerta alternativa: è attorno a questi due assi strategici che si è concentrato il confronto tra i ministri delle finanze del G7 riuniti la scorsa settimana a Washington, in un contesto geopolitico che rende sempre più evidente il legame tra sicurezza economica, transizione energetica e autonomia industriale.
A margine dell’incontro ospitato dal segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha definito il vertice “un passo concreto e positivo” per affrontare la forte dipendenza dell’Occidente dalle materie prime critiche, sottolineando come la loro disponibilità sia ormai una questione di sicurezza nazionale. Il rischio di restrizioni dell’offerta, legato a tensioni geopolitiche e concentrazione delle catene di approvvigionamento, impone – secondo Giorgetti – una strategia strutturata che integri politiche industriali, commerciali ed energetiche. Un lavoro destinato a proseguire anche in sede di G7 allargato. Perché le materie prime critiche sono decisive per la transizione? Le materie prime critiche sono risorse di elevata importanza economica caratterizzate da un alto rischio di approvvigionamento: si tratta di elementi indispensabili per settori strategici come le energie rinnovabili, la mobilità elettrica, le tecnologie digitali e, più in generale, per l’attuazione della transizione ecologica ed energetica. Terre rare, litio, cobalto e altri minerali sono alla base della produzione di motori elettrici, batterie e sistemi di accumulo, elettrolizzatori per l’idrogeno, turbine eoliche, semiconduttori e pannelli fotovoltaici. La crescita esponenziale di questi comparti implica un aumento significativo della domanda globale di materie prime critiche nei prossimi anni, accentuando le vulnerabilità delle filiere produttive, soprattutto in Europa.
Consapevole di questi rischi, l’Unione Europea ha avviato negli ultimi anni un percorso normativo e industriale per rafforzare la propria autonomia strategica. Il punto di riferimento è il Critical Raw Materials Act (CRMA), entrato in vigore nel 2024, che definisce obiettivi vincolanti per la diversificazione delle fonti, il rafforzamento delle capacità estrattive e di raffinazione interne e lo sviluppo del riciclo.
Su questa base, la Commissione europea ha adottato il 3 dicembre il piano RESource UE, pensato per tradurre gli obiettivi del CRMA in strumenti operativi. Il piano punta a fornire finanziamenti e meccanismi di supporto per proteggere l’industria europea dagli shock geopolitici e dalla volatilità dei prezzi, promuovere progetti strategici sulle materie prime critiche all’interno dell’Unione e rafforzare la cooperazione con Paesi alleati per diversificare le catene di approvvigionamento.
Il confronto del G7 e le iniziative europee convergono su un punto chiave: la transizione energetica non può prescindere da una gestione sostenibile e sicura delle materie prime critiche. Ridurre le dipendenze esterne significa non solo garantire la continuità produttiva e la competitività industriale, ma anche integrare criteri ambientali e sociali lungo l’intera catena del valore, dall’estrazione al fine vita dei prodotti. In questo senso, la costruzione di un’offerta alternativa passa anche dall’innovazione tecnologica, dall’economia circolare e da accordi internazionali che rispettino standard elevati di sostenibilità. La sicurezza economica, come ribadito da Giorgetti a Washington, diventa così parte integrante della sicurezza nazionale e della credibilità delle politiche climatiche occidentali.







