Dalla crisi climatica alla crisi degli ecosistemi
Il cambiamento climatico e l’inquinamento sono già oggi tra i principali fattori responsabili della perdita di biodiversità a livello globale, ma secondo l’Ocse il loro peso è destinato ad aumentare ulteriormente. Nelle Prospettive dell’Ambiente sulla tripla crisi planetaria, il segretario generale Mathias Cormann avverte che entro il 2050 il cambiamento climatico supererà il cambiamento dell’uso del suolo, diventando la prima causa di erosione della biodiversità. Una tendenza che segna un punto di svolta drammatico per l’equilibrio degli ecosistemi.
La progressiva riduzione della biodiversità indebolisce la capacità degli ecosistemi di resistere a eventi meteorologici estremi, contaminazioni e shock ambientali. Secondo l’Ocse, questa fragilità si traduce in conseguenze dirette sulla qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, compromettendo servizi ecosistemici essenziali come la regolazione del clima, la fertilità dei terreni e la disponibilità di risorse idriche pulite.
Un impatto che riguarda anche l’economia
La perdita di biodiversità non è solo una questione ambientale, ma un tema centrale per la stabilità economica. Ecosistemi degradati significano minore produttività agricola, maggiore esposizione a rischi climatici e incremento dei costi legati alla gestione delle emergenze ambientali. Un fattore che incide sulla competitività delle imprese e sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento.
L’allarme lanciato dall’Ocse sottolinea la necessità di politiche pubbliche più ambiziose e coordinate, capaci di affrontare simultaneamente cambiamento climatico, inquinamento e tutela della biodiversità. La transizione ecologica richiede un approccio sistemico che integri pianificazione territoriale, strategie di mitigazione climatica e strumenti finanziari orientati alla protezione del capitale naturale.







