Il contesto: Omnibus e il dibattito sulle norme ambientali
Con l’arrivo del Pacchetto Omnibus, Bruxelles ha aperto un acceso dibattito sulla politica climatica europea. Alcune voci chiedono di alleggerire le regole sulla sostenibilità aziendale, anche sotto la pressione dell’amministrazione Trump. Ma i dati mostrano un quadro diverso: le imprese europee vedono negli standard ambientali un’opportunità di crescita e competitività, non un ostacolo.
I dati: manager favorevoli a regole stringenti
Un’indagine YouGov per E3G, condotta su 2.500 dirigenti in cinque Paesi dell’Unione Europea, rivela che la maggioranza delle imprese non vuole una deregolamentazione. In Italia, dove sono stati intervistati oltre 500 manager, il 60% considera la sostenibilità determinante per la competitività aziendale. Non solo: tre quarti dei dirigenti sostengono l’obbligo di piani di transizione climatica per le grandi imprese, in netta contrapposizione con le proposte di renderli facoltativi. Anche sul fronte della rendicontazione emerge una posizione precisa: mentre la Commissione propone di limitare gli obblighi alle aziende con oltre mille dipendenti, il 37% delle imprese italiane indica come ideale una soglia molto più bassa, pari a 250 dipendenti.
Trasparenza come leva per attrarre investimenti
La convinzione che la rendicontazione ESG sia una leva competitiva è ormai diffusa. Quasi sei manager italiani su dieci ritengono che la raccolta e la comunicazione regolare dei dati di sostenibilità rappresentino uno strumento efficace per attrarre investimenti, mentre solo una minoranza marginale esprime parere contrario. Questo orientamento è ancora più forte tra le imprese europee di medie dimensioni, dove la percentuale favorevole raggiunge il 68%.
L’Europa deve guidare la transizione
Dall’indagine emerge chiaramente anche la visione internazionale delle imprese. Il 51% delle aziende italiane considera standard più rigorosi un incentivo a privilegiare fornitori europei, mentre il 73% chiede che l’Unione Europea diventi leader globale nella sostenibilità. Questa ambizione si riflette anche nella percezione del vantaggio competitivo: oltre la metà dei manager italiani è convinta che regole ambientali e sociali stringenti possano garantire all’Europa un vantaggio di lungo periodo rispetto a concorrenti come Cina e Stati Uniti.
L’incertezza normativa frena gli investimenti
Se da un lato le imprese chiedono più regole, dall’altro temono l’instabilità. Il 44% dei manager italiani ammette che l’incertezza normativa sta già ritardando le decisioni di investimento. La preoccupazione è ancora più forte tra le aziende europee di medie e grandi dimensioni, dove oltre sei dirigenti su dieci condividono questo timore.
Regole chiare per una crescita verde
Il messaggio delle imprese appare dunque univoco. Non chiedono scorciatoie né riduzione degli standard, ma regole chiare, ambiziose e stabili per affrontare con fiducia la transizione ecologica. Come spiega Daniele Ciatti di E3G, «le imprese hanno capito che la transizione verde è inevitabile. Cercano regole certe per gestirla, non deroghe che rischiano di lasciarle indietro nella corsa globale all’economia pulita».







