Un contributo, ma non una leva green
Secondo uno studio condotto da due ricercatori dell’Enea, lo smart working può aiutare a ridurre traffico, inquinamento e consumi energetici, ma non può essere considerato una leva “green” in senso assoluto. I benefici ambientali dipendono infatti da variabili come le abitudini di consumo, l’efficienza dei mezzi di trasporto e la gestione degli spazi in cui si lavora.
Tra casa e co-working
Spostare l’attività dall’ufficio alla propria abitazione o a centri di co-working riduce la domanda di mobilità, con ricadute positive su traffico e qualità dell’aria. Tuttavia, i vantaggi possono essere annullati da cosiddetti “effetti rimbalzo”: chi si trasferisce in zone periferiche, ad esempio, potrebbe percorrere distanze maggiori, azzerando i benefici ottenuti. Anche l’aumento dei consumi domestici per riscaldamento, raffrescamento e dispositivi elettronici rischia di bilanciare negativamente i risparmi energetici, soprattutto se gli uffici restano comunque operativi.
I dati della ricerca
Lo studio ha analizzato circa 2.000 dipendenti pubblici in telelavoro a Bologna, Roma, Trento e Torino. Prima dello smart working, il campione percorreva in media 30 km al giorno con un tempo di viaggio di 1 ora e 20 minuti. A Roma, i tragitti medi arrivavano a 2 ore, con auto privata usata dal 47% dei lavoratori. Con il lavoro da remoto per 2,1 giorni a settimana, si è registrato un risparmio medio giornaliero di 6 kg di CO₂ e 85 MJ di carburante per lavoratore, pari a circa 600 kg di CO₂ e 8,6 GJ di carburante all’anno.
Riduzioni più forti nelle grandi città
Le diminuzioni di emissioni più evidenti si sono osservate nei grandi centri urbani, dove i tragitti sono più lunghi e l’uso dell’auto è prevalente. Lo studio ha rilevato anche un effetto rimbalzo limitato, con un incremento della mobilità di quartiere, ma non sufficiente a neutralizzare i benefici complessivi
Le azioni da intraprendere
Per massimizzare l’impatto positivo dello smart working sulla sostenibilità, i ricercatori sottolineano la necessità di ripensare le città rendendole più compatte ed efficienti, contrastando l’espansione urbana disordinata e mantenendo vicini abitazioni, uffici e servizi. È altrettanto fondamentale rafforzare le reti di accessibilità, investendo nel trasporto pubblico e nelle infrastrutture per la mobilità attiva, come piste ciclabili e percorsi pedonali sicuri. Infine, sarà decisivo coinvolgere i cittadini attraverso campagne di sensibilizzazione che non si limitino a informare, ma che incoraggino scelte sostenibili e prevedano meccanismi di valutazione continua, capaci di adattare le strategie alle esigenze locali.
Smart working sì, ma con visione
Lo studio conclude che il lavoro da remoto può rappresentare un tassello importante nella transizione ecologica, ma da solo non basta: serve una pianificazione urbana, sociale e infrastrutturale per trasformarlo in una vera leva di sostenibilità.







