La ricerca di Banca Etica

Le organizzazioni non profit sono sempre più bancarizzate, ma sempre meno soddisfatte dei servizi ricevuti. Un paradosso evidente fotografato dalla ricerca, presentata nei giorni scorsi a Roma,  “Finanza Etica ed economia sociale: sfide e prospettive per il Terzo settore”.  Realizzato da Banca Etica e Forum nazionale del Terzo settore, con il contributo scientifico di Aiccon, lo studio dimostra che il 98,1% degli enti intrattiene rapporti con le banche, ma solo il 41,2% si dichiara soddisfatto. Il Terzo settore riceve appena l’1% dei prestiti complessivi erogati dal sistema bancario alle imprese, pari a circa 6,7 miliardi su 667 miliardi totali. In questo scenario si distingue Banca Etica, che destina al Terzo settore il 18,1% dei propri impieghi, quota che sale fino al 60% includendo tutte le cooperative, configurandosi come modello alternativo di riferimento.

Bancarizzazione elevata, ma strumenti limitati

L’uso dei servizi finanziari resta prevalentemente basilare, concentrato su depositi e pagamenti, mentre è ridotto il ricorso al credito, soprattutto a medio-lungo termine. L’accesso è reso complesso da vincoli normativi e da modelli valutativi poco adatti alle peculiarità del non profit. Dal 2019, i prestiti alle istituzioni senza scopo di lucro si sono ridotti di 1,4 miliardi di euro, segno di una fragilità strutturale ancora irrisolta. Più positiva, invece, la relazione con il settore assicurativo: l’86,1% degli enti è esposto, con un livello di soddisfazione elevato, anche se l’utilizzo rimane legato soprattutto agli obblighi normativi.

Resilienza sotto pressione

Nonostante la capacità di reagire a crisi recenti come pandemia, inflazione e tensioni geopolitiche, il Terzo settore vede crescere i costi e ridursi i margini. Due enti su tre hanno registrato aumenti delle spese energetiche e dei materiali, oltre la metà segnala un incremento del costo del lavoro. Il rischio è un’erosione progressiva della sostenibilità economica, mentre resta critica la difficoltà nel reperire nuovi volontari e nel gestire la complessità normativa.

Verso un nuovo patto con la finanza

La ricerca sottolinea l’importanza di rafforzare la diversificazione delle fonti, ma anche di costruire un rapporto più evoluto con il sistema creditizio, basato su criteri di valutazione adeguati e strumenti dedicati. In questo quadro, il futuro Piano Nazionale dell’Economia Sociale, previsto dall’Unione europea, potrebbe rappresentare un passaggio chiave per ridefinire il sostegno al comparto e favorire un accesso più equo e funzionale alla finanza.