Un cambio di rotta nella politica climatica americana
L’amministrazione Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti da 66 organismi internazionali attivi nei settori del clima, dell’energia pulita, dello sviluppo sostenibile e della cooperazione globale, tra cui UNFCCC, IPCC e IRENA. La decisione rappresenta un cambiamento radicale nella politica multilaterale americana e rischia di ridurre il ruolo degli Stati Uniti nella definizione degli standard climatici e sostenibili a livello globale.
Le motivazioni dell’amministrazione
Secondo il presidente Trump, molte di queste istituzioni sarebbero “contrarie agli interessi degli Stati Uniti”, promuovendo un’agenda progressista e globalista. La decisione segue un Executive Order del febbraio 2025, che affidava al Segretario di Stato Marco Rubio il compito di riesaminare la partecipazione americana a organizzazioni intergovernative e trattati multilaterali.
Il ritiro dalla UNFCCC e altri organismi chiave
Tra le misure più rilevanti c’è l’uscita dalla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), trattato fondamentale per la governance climatica globale e base di accordi come il Protocollo di Kyoto e l’Accordo di Parigi. L’uscita degli USA, se completata, farebbe del Paese il primo al mondo a lasciare formalmente questa convenzione. Il provvedimento riguarda anche organismi scientifici e operativi di riferimento internazionale, tra cui l’IPCC, l’IRENA, l’International Solar Alliance, l’International Energy Forum, l’IPBES e l’IUCN, oltre a numerose agenzie ONU come UN Energy, UN Oceans, UN Water, UN Women e il programma REDD+.
Impatto su cooperazione climatica e mercati globali
L’uscita degli Stati Uniti potrebbe isolare il Paese dai principali processi di definizione di regole e standard su clima, energia e sostenibilità, lasciando maggiore spazio all’Unione Europea, alla Cina e ai Paesi emergenti nel plasmare politiche, mercati e flussi di investimento. La decisione arriva in un momento in cui la transizione energetica è strettamente legata a competitività industriale, sicurezza energetica e catene del valore globali.
Reazioni della comunità internazionale
La mossa ha suscitato forti critiche da parte di organizzazioni ambientaliste e rappresentanti istituzionali. Amanda Leland, direttrice dell’Environmental Defense Fund, ha avvertito che il ritiro danneggerà cittadini e imprese americane, cedendo leadership e voce in capitolo ad altri Paesi. Critico anche il commissario europeo Wopke Hoekstra, secondo cui l’uscita dalla UNFCCC mina uno dei pilastri dell’azione climatica globale.
Prossimi passi
Il memorandum presidenziale prevede che le agenzie federali avviino immediatamente le procedure di ritiro e la cessazione dei finanziamenti, nei limiti consentiti dalla legge. Ulteriori revisioni sono in corso da parte del Dipartimento di Stato, ma la decisione segna già una frattura significativa nella cooperazione internazionale sul clima e nello sviluppo sostenibile.







